sabato 9 ottobre 2010

Considerazioni : Non solo secca



Un pescatore, come me, che ha acquisito una certa padronanza nell'uso delle mosche secche e nell'attuazione delle diverse tecniche utili a renderle efficaci, può decidere di ampliare le proprie conoscenze in campo alieutico avvicinandosi alla tecnica della pesca con la ninfa.
Questo passaggio non è mai facile, giacchè si devono superare sia difficoltà di carattere tecnico sia certi pregiudizi nei confronti di questa tecnica.
Il concetto di "purezza" della pesca a mosca dove si stabilisce che solo quella esercitata con le imitazioni galleggianti, fosse la più ricca di fascino ed eccitante è perciò meritevole di essere praticata con devozione in maniera esclusiva.
Oggi questo concetto è sempre meno condiviso, se non altro perchè molti nuovi pescatori a mosca amano conoscere tutti gli aspetti della pesca a mosca in generale, decidendo in prima persona qual siano le tecniche più appaganti per la cattura del pesce.
Le difficoltà che il principiante, come me, incontra quando mi cimento nella pesca con la ninfa, sono dovute in larga misura agli scarsi elementi a mia disposizione per impostare la strategia di pesca.
Strategia o azione di pesca consiste in pratica far passare la ninfa nel punto giusto e nel fare in modo che desti l'interesse del pesce. Il problema della presentazione è reso più complesso dal fatto che non si tratta più di una pesca sulla "bollata" o in caccia come nella secca: qui, infatti, si deve tenere conto della profondità alla quale staziona il pesce e per fare in modo che la nostra imitazione gli passi nelle vicinanze bisogna essere in grado di stimare correttamente la velocità di affondamento dell'artificiale, legata al peso di questo e al diametro del tip del finale al quale è collegata, nonchè alla velocità della corrente. Per quanto riguarda poi la percezione della toccata da parte del pesce, sono indispensabili una grande concentrazione, un'enorme abilità nel "sentire", nel capire gli indizi, spesso minimi. Il pesce, infatti, afferra la ninfa in modo molto delicato e la risputa alla stessa velocità, se non addirittura maggiore, di una mosca secca.
Eh! si, ne ho strada da fare per diventare un pescatore con questa tecnica, sono convinto che con la perseveranza e tanta pazienza, rappresentano la carta vincente della pesca a ninfa. Se a questo si aggiunge che ogni situazione rappresenta in assoluto un episodio a sè stante, concludo che questa tecnica non è facilissima, ma certamente affascinante anche se poi il fattore esperienza è quello che nella maggioranza dei casi può determinare il successo.

Gli insetti acquatici, seguono un ciclo di sviluppo cosidetto "misto". trascorrono, cioè una parte della loro vita allo stadio larvale e ninfe nell'ambiente subacqueo, nuotando e strisciando sul fondo. Quindi, compiendo varie metamorfosi, raggiungono la superficie trasformandosi in insetti alati perfetti, capaci di volare nell'aria. Lo stadio aereo è perlopiù breve: da poche ore a un paio di settimane, a seconda della specie. Compiuto l'accoppiamento, e quindi la deposizione delle uova, che avviene normalmente sulla superficie dell'acqua, si conclude il ciclo vitale.
Ecco, dopo questa nozione di entomologia acquatica, passiamo alle imitazioni tendenti a riprodurre lo stadio subacqueo che ci interessa: Le ninfe
La loro caratteristica principale è quella di avere un corpo dalla totale assenza di elementi sporgenti, quali ali o piume, possono invece avere testine dorate, protuberanze e addirittura imitazioni di occhi.
Il materiale che viene utilizzato per la costruzione del corpo viene appesantito con delle spiraline di piombo, in modo tale da consentirne l’affondamento.
Le ninfe sono straordinariamente efficaci sia nei confronti delle trote che dei temoli.

























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