venerdì 31 luglio 2009

Un po' di entomologia per il pescatore a mosca

















Piccole nozioni di entomologia

La Pesca a Mosca intesa in senso stretto, quindi per insediare i Salmonidi in acqua dolce, si basa sull'esistenza di alcune famiglie di insetti quali Effimere, Tricotteri , Plecotteri e i Ditteri. Questi insetti nascono da uova deposte in acqua e ivi si sviluppano trascorrendo la maggior parte della loro esistenza in prossimità di essa. Il tempo necessario allo sviluppo embrionale delle uova può variare da poche ore a qualche anno. Poi gli insetti passeranno allo stadio di ninfe acquatiche, sino a diventare, per successive trasformazioni, insetti aerei terrestri vivendo però sempre in prossimità dell'acqua. La maggior parte di queste specie vivrà il tempo strettamente necessario all'accoppiamento ed alla deposizione delle uova, in alcuni casi anche solo pochi minuti.Il pescatore deve quindi osservare attentamente per cercare di capire che insetti ci sono in acqua e di quali si stanno nutrendo i pesci. Fatto questo, la scelta dell'artificiale giusto diventa di basilare importanza. A seconda dello stadio di vita dell'insetto da imitare si potrà quindi pescare a ninfa, con la mosca sommersa, o a mosca secca.
Le Effimere hanno forma molto slanciata e sono dotate di quattro ali, quelle anteriori molto grandi e le posteriori piccole. Nell'insetto adulto (Imago o Spinner) la ali sono trasparenti ma con evidenti nervature. In posizione di riposo sono sempre attaccate l'una all'altra e rivolte verso l'alto; capita spesso, infatti, di vedere questi insetti trasportati dalla corrente immobili sulla pellicola superficiale dell'acqua. La coda, lunga in genere anche una volta e mezzo il corpo, funge da apparato sensoriale. Il corpo, molto esile, varia da pochi mm a 4/5 cm coda compresa. Questi insetti volano in modo ritmico e pendolare (dal basso in alto e viceversa) posandosi molto spesso sull'acqua. Lo sviluppo delle larve può durare da pochi giorni ad anche 1-3 anni. Una volta comparsa la sacca alare la larva diventa ninfa e, una volta maturata, sale verso la superficie. Qui schiude improvvisamente sul pelo dell'acqua diventando insetto alato (Subimago o Dun). Questo insetto, non ancora perfetto, ha ali opache e bordate di peluria, coda corta. Rimane in questo stadio qualche ora o qualche giorno, diventando poi insetto perfetto pronto ad iniziare il volo nuziale. Si accoppia in aria e, non appena deposte le uova, muore sull'acqua aprendo le ali (Imago morta o Spent). "Effimera" perché il suo ciclo di vita aerea si conclude in poche ore.

I Tricotteri adulti hanno quattro ali pressoché uguali che, ripiegate lungo il corpo in posizione di riposo, fanno assumere all'insetto l'aspetto di un tetto a capanna. Queste ali sono opache e ricoperte di sottilissima peluria. Sono insetti senza coda, con due lunghe antenne filiformi. Le uova si fissano sul fondo o sulle erbe acquatiche e, dopo un periodo compreso tra i 10 ed i 30 giorni, danno vita alle larve. Queste emettono delle secrezioni che consentono la costruzione, attorno al corpo, di un piccolo cilindro protettivo fatto di sassolini, granelli di sabbia, pagliuzze, ecc.. Le larve con la loro casetta, chiamate anche Friganee o Portasassi, restano sul fondo in cerca di cibo per 10 - 11 mesi. Alla fine dello stadio larvale esse si chiudono ermeticamente nel proprio rifugio e si impupano diventando ninfe le quali, a sua volta, si liberano per nuotare sino alla superficie dove, anche sul terreno, si trasformeranno in insetto adulto. Il volo di questi insetti è lento e pesante ed avviene, prevalentemente, in linea orizzontale.

I Plecotteri hanno, come le Effimere, metamorfosi incompleta poiché restano sempre attivi compiendo mute immaginali senza però impuparsi. La coda è costituita da due cerci filiformi; le quattro ali dell'insetto adulto, trasparenti e con vistose nervature longitudinali, sono, in posizione di riposo, appiattite sul corpo. Le uova deposte si fissano sul fondo erboso e schiudono in un periodo che può essere compreso tra le 2-3 settimane ed i 4-6 mesi. Gli stadi larvali e di ninfa passano attraverso molte trasformazioni e possono durare, sommati, anche fino a 3 anni. Le ninfe mature abbandonano quindi l'acqua posizionandosi su una pietra, uno stelo d'erba o un ramo per trasformarsi finalmente in insetto adulto. Questo insetto, soprattutto allo stato ninfale, è chiamato infatti dai pescatori anche Perla o Stonefly (Mosca della Pietra). Il volo è simile a quello dei Tricotteri, lento e rumoroso. L'insetto adulto arriva anche a 2-3 cm di lunghezza. Una volta iniziata la vita aerea avverrà quasi subito l'accoppiamento e la deposizione delle uova; gli insetti adulti cadranno quindi sul terreno morendovi.

I Ditteri, il corpo dei ditteri (mosche e zanzare) può essere lungo e sottile, oppure largo e tozzo, i ditteri più piccoli misurano 1mm, mentre i più voluminosi arrivano a 30mm.In molti casi la pigmentazione è grigia, brunastra, generalmente poco appariscente, ma si possono notare specie che possiedono una livrea colorata (Syrphidae, Trypetidae).
La metamorfosi dei Ditteri è completa, nella maggior parte dei casi sono ovipari, e depongono le uova nel terreno, o nell'acqua, sui vegetali, nelle sostanze organiche in decomposizione, e anche nelle ferite. Alcune specie ovovivipare danno vita a larve già attive, oppure più raramente a ninfe. Le larve presentano forma cilindrica ad una estremità (a sigaro), e sono apode, prive di occhi, vivono nel terreno, nell'acqua, sotto le cortecce, negli alimenti, nelle sostanze organiche in decomposizione, nella frutta, sul corpo di vari animali superiori, sotto la pelle dei mammiferi, nel corpo di altri insetti, oppure all'interno di galle (Cecidomydae).Esse normalmente si muovono per contrazione del corpo; alcune specie portano setole o particolari processi per aiutarsi nel movimento. L'apparato boccale delle larve è masticatore, più o meno modificato. La ninfosi può avvenire nello stesso luogo dove si è svolto lo sviluppo larvale, oppure in ambiente diverso. Nei Ditteri più evoluti la ninfosi avviene all'interno di un pupario; costituito dalle ultime esuvie indurite, a forma di barilotto.

Vi sono poi gli Imenotteri a cui appartengono tutti gli Aculeati (Vespe e simili) e i Formicidi (Formiche alate e non), tutti con quattro ali. Sono insetti terrestri che solo casualmente cadono in acqua diventando prede dei pesci. Altri insetti parzialmente acquatici e di discreto interesse per la Pesca a Mosca sono i Chironomidi (piccoli moscerini, zanzare e affini) e le Libellule.

I salmonidi si cibano comunemente anche di vermi, sanguisughe, molluschi e piccoli crostacei, in particolare gamberetti, hanno la tendenza ad alimentarsi in modo non selettivo poi, è maggiore quando si cibano sul fondo. In questi casi, infatti, tendono a catturare qualsiasi invertebrato trasportato dalla corrente.
Sanguisughe, vermi e gamberetti: le sanguisughe e i vermi d'acqua, molto diffusi in tutti i tipi d'acque, sono un cibo ambitissimo dai salmonidi, sia per la loro taglia, sia per il fabbisogno energetico che soddisfano. Il loro movimento in acqua, lento e serpeggiante, è irrestibile per i pesci. Le sanguisughe, quando si nutrono, si attaccano alle rocce oppure aderiscono al fondale, mentre i vermi si infilano nel limbo o nelle erbe acquatiche. Entrambe le specie sono particolarmente vulnerabili durante gli spostamenti che compiono per cercare nuovo cibo, le dimensioni di vermi e sanguisughe variano dai due agli otto centimetri di lunghezza.

I gamberetti appartengono alla famiglia dei crostacei ma dividono il loro habitat con le ninfe nuotatrici di effimera, si trovano in gran numero tra le erbe acquatiche e nelle acque ferme,
nuotano muovendo freneticamente le numerose zampette ed utilizzano la coda per nuotare a scatti all'indietro, in un modo molto veloce. La maggior parte dei gamberetti presenta una colorazione oliva, grigia, beige oppure in un evidente tono arancio.

giovedì 30 luglio 2009

Il terminale




Unito alla parte terminale della coda, il finale è un tratto di nylon di diametro decrescente, ideale prosecuzione del profilo della coda di topo, alla cui estremità più sottile viene legato l'artificiale. Può essere realizzato in più sezioni di filo variamente dimensionate (finale a nodi) o in unico trafilato (finale conico): la scelta potrebbe essere fonte di una lunga trattazione, dato che il tipo di finale può influire sostanzialmente sulla riuscita di un buon lancio e, più in generale, su tutta la battuta di pesca. La sua lunghezza, che può variare da un minimo di 2 a oltre 5 m, è direttamente influenzata dall'ampiezza degli ambienti, dalla diffidenza del pesce e dall'abilità del pescatore. Il finale a nodi trova impiego per la migliore capacità di distensione (soprattutto sulle corte distanze) e di forare il vento. Viene utilizzato prevalentemente in torrente dove il contrasto delle correnti e la velocità dell'acqua rende il pesce meno selettivo e maggiormente aggressivo. Quello conico, al contrario, serve laddove sia necessario un finale più morbido e silenzioso, meno violento nella posa in acqua, quando questa è piatta e il pesce assai diffidente e restio ad alimentarsi in superficie. Ogni finale, soprattutto nel tratto terminale, deve essere dimensionato in relazione alla mole della mosca da lanciare. Nel caso delle mosche da caccia, le più voluminose e montate su ami del n. 8 o del n. 10, si può giungere a uno 0,18-0,20; impiegando piccole imitazioni in "cul de canard" (amo dal n. 20 sino al n. 26) si può invece scendere anche sotto lo 0,10.
Negli USA e' abbastanza accesa la lotta tra i sostenitori dell'uno e dell'altro tipo. I primi (in netta minoranza) hanno dalla loro la tesi secondo cui l'assenza di nodi di congiunzione dissiperebbe meno energia, migliorando la posa dell'esca e causando meno disturbo in acqua. I secondi invece sostengono che, prima o dopo, tutti i finali si usurano negli ultimi cm e quindi si deve prolungarli legando uno o piu' spezzoni di filo (sistema utile anche con acque molto pulite o pesci molto smaliziati per avere una presentazione piu' naturale) diventando quindi un finale a nodi; in altre parole, vantano la maggiore versatilita' del loro metodo. Comunque, la "regola" tradizionale del mondo anglosassone per la creazione del finale e' che 2 sezioni contigue non devono mai avere una differenza di diametro superiore a 0.002 pollici (0.05 mm).Dato per scontato che il primo finale acquistato dal principiante è a nodi, diciamo subito che il neo-pescatore a mosca dovrà osservare attentamente una serie di accorgimenti per evitare di comprare qualcosa di sbagliato. Prima di tutto è estremamente importante il nailon con cui è costruito. Sappiamo tutti che un filo scadente, possiede molta ‘memoria’, che non è altro che l'antipatica e negativa caratteristica che i nailon di bassa qualità hanno, con la conseguenza di non distendersi facilmente sotto l'azione di tiraggio e quindi di mantenere le classiche e dannose spire. Un finale con queste caratteristiche non ci sarà di aiuto nel lancio in particolar modo nella precisione, nella trasmissione della potenza, e ritarderà la ferrata, poiché, lavora come una molla. E' ovvio quindi, che ci si deve orientare verso quelli che sono costruiti con del nailon morbido e di buona qualità. La prova da fare è semplice, e basta stirare tra indice e pollice per tre/quattro volte la parte di sezione più grossa che è poi quella che mantiene più memoria. Se il nailon è idoneo avremo come risultato il filo pressoché disteso, se altrimenti le spire restano, è da scartare subito. Un accorgimento al quale bisogna ricorrere sempre, è quello di non riavvolgerlo, alla fine della giornata di pesca, sul mulinello poiché inevitabilmente le dannose spire potrebbero riformarsi. Pescando a secca, va ingrassato come per la coda di topo, evitando di farlo negli ultimi 100/120 cm, poiché segnerebbe sulla superficie dell'acqua una negativa linea di riflesso visibile al pesce. Va ricordato che l'operazione di ingrassaggio sia della coda che del finale, è l'ultima che deve essere eseguita anche dopo aver montato la mosca. La continua sostituzione della mosca, farà inevitabilmente accorciare il Tip, causando uno sbilanciamento del finale con un conseguente rimbalzo della mosca che causerà una posa non più idonea e tantomeno precisa e delicata. L’ideale è quindi collegare il Tip al resto del finale non con un nodo ma ad una micro-asola la quale verrà eseguita sull’ultimo spezzone della conicità. In questo modo si potrà sostituire completamente tutto il Tip senza intervenire sulle altre parti del finale e quindi senza stravolgerne l’architettura mantenendo quindi il giusto bilanciamento. Le sigle che si trovano sulle confezioni dei finali sia per i conici che per quelli a nodi, si riferiscono sia alla lunghezza, che di solito è espressa in piedi, sia al diametro del Tip, ovvero la sezione del nailon dove si annoda la mosca, che è formata da un numero che si riferisce alla sezione vera e propria, seguito da una ‘X’. La seguente tabella ci chiarisce il concetto:
0X = 0,27 mm
1X = 0,25 mm
2X = 0,23 mm
3X = 0,20 mm
4X = 0,18 mm
5X = 0,15 mm
6X = 0,12 mm
7X = 0,10 mm

Il mulinello





Nella pesca a mosca il mulinello serve soltanto a contenere la coda di topo. Di norma, salvo casi eccezionali, il pesce viene recuperato "tirando" la coda di topo con la mano libera.
I mulinelli sono diversi da tutte le tipologie adoperate per gli altri tipi di pesca. Essi nascono essenzialmente come contenitori di filo e sono sprovvisti di moltipliche nelle misure più piccole. Possono avere manovella di recupero a destra o a sinistra. Sono costruiti con frizione a molla o disco, quasi inesistente in quelli per code fino a massimo misura 5 o 6, molto efficace ed utile invece in quelli di misura superiore. Possono essere di tipo "Direct-drive" (la manovella gira sempre conseguentemente al movimento della bobina) o "Anti riverse" (la manovella gira assieme alla bobina durante il recupero, mentre si blocca quando la bobina gira trascinata dalla coda che esce dal mulinello; questi sono adatti alla cattura di grosse prede). I materiali vanno dalle leghe di alluminio e titanio a semplici leghe di materiali ferrosi e affini; tutto mira, ovviamente, alla leggerezza e alla resistenza.
Da molti anni è in produzione e in vendita un mulinello geniale ideato da Franco Vivarelli. Questo mulinello, realizzato in composito di carbonio, si può definire semiautomatico. Sfruttando un principio elementare, consente, azionando una leva, di accelerare il riavvolgimento della coda in tempi rapidissimi.
Il primo prototipo è una modifica del famoso modello americano "Martin", Il definitivo sarà depositato all'ufficio brevetti successivamente.
Nel 1984 inizia la commercializzazione di questo gioiello tutto made in italy, ma il mercato italiano non sembra recepire immediatamente questo prodotto rivoluzionario. Sarà invece il mercato francese, grazie anche ad una storicità sul recupero automatico, a dare fiducia a questo prodotto e ad aiutare la divulgazione del Franco Vivarelli. Il successo immediato coglie in parte impreparata l'azienda che fatica a soddisfare l'enorme richiesta di prodotto. In breve tempo tutti i pescatori europei conoscono il semiautomatico rivoluzionario ma nel momento di massima espansione scompare per una grave malattia il titolare Franco Vivarelli.
Coraggiosamente la moglie Raspanti Nerina si fa carico della gestione dell'azienda continuando nella produzione e nell'espansione della ditta, successivamente affiancata dal figlio Tommaso Vivarelli. Vengono introdotte novità estetiche e miglioramenti tecnici fino all'introduzione dei modelli in alluminio, prodotti che vincono il premio efttex 2004 a Londra come migliore novità.Nonostante le numerose imitazioni sul mercato l'azienda continua ad investire sullo sviluppo e sul miglioramento della gamma prodotti,rimanendo fedele alla parola d'ordine "made in Italy".
I mulinelli moderni sono tutti large arbor(con bobina larga), ottenuti per tornitura da barra piena di alluminio di tipo areonautico 6061-T6 e subiscono ulteriori trattamenti atti a rendere il materiale ancora più resistente, leggero e quindi anodizzati a prova di salsedine. La frizione è composta da due dischi di in sughero o da materiale sintetico in polimero composito.
L'aparato meccanico è totalmente assente da manutenzione in quanto la brozina della bobina è autolubrificante per avere una rotazione dolcissima sul perno d'acciaio inossidabile.
Sono completamente ventilati con un perfetto bilanciamento tra corpo e bobina, hanno un veloce sistema di cambio bobina e una facile conversione per il recupero destro o sinistro senza sostituzione di pezzi.
La bobina larga per evitare le spire strette della coda diventino permanenti impedendo così la perfetta distesa nel lancio.
I mulinelli per le grosse prede, hanno un freno progressivo a lunga escursione per una regolazione fine della taratura sul carico di rottura del finale.
Attualmente, il mercato offre una scelta veramente vasta di mulinelli da mosca, alcuni dai prezzi astronomici altri con prezzi medio bassi . Da preferire i modelli semplici purchè rispondano ai requisiti di chi lo adopera.

mercoledì 29 luglio 2009

La canna





Dopo aver scelto il numero della coda di topo per il tipo di pesca da fare, si passa alla scelta della canna. La canna è, senza dubbio, l'attrezzo di maggior importanza. Non saremo mai pignoli abbastanza nella scelta della canna; troppi sono i requisiti che deve avere e quindi dovrà essere esaminata con la massima cura. E' impossibile valutare la qualità di una canna provandola semplicemente senza coda di topo; anche l'intenditore più esperto può essere facilmente ingannato selle caratteristiche principali della sua azione e potenza. Solitamente tutte le canne da mosca, e in particolare quelle costruite in bamboo refendù, danno la senzazione di scarsa rapidità e di mancanza di potenza, se provate senza la coda di topo. Preparate con un'adeguata lenza, esse rivelano, nella maggioranza dei casi, una dinamica complettamente diversa e mettono in luce quei pregi che altrimenti non si potrebbero individuare. Ma, bisogna anche sapere valutare i difetti e conoscere esattamente le caratteristiche tecniche che l'attrezzo deve avere.
L'acquisto di una canna da mosca da quattro soldi, così tanto per imparare, serve solo a buttare quei quattro soldi in quanto è proprio il neofita che deve disporre di un attrezzo valido che lo aiuti all'inizio; una canna qualunque avrà il solo pregio di moltiplicare gli inevitabili errori iniziali.
Le canne da mosca nel corso degli anni hanno subito notevoli trasformazioni, in questo ultimo scorcio di secolo le più importanti innovazioni si sono verificate grazie all'impiego dei nuovi materiali in composito di carbonio.
Le canne in bamboo refendù, che hanno dominato la scenario della mosca per quasi cento anni, sono oramai relegate al ruolo di attrezzi da collezione, mantenendo però tutt'ora un indiscusso fascino. Vengono ancora prodotte dalle poche ditte artigiane rimaste, perlopiù inglesi e americane. Anche da noi in Italia ultimamente ci sono degli appassionati che costruiscono degli ottimi prodotti. Esse sono costruite con sei listelli di bamboo a sezione triangolare, opportunamente tagliati, rastremati e assemblati. La fabbricazione di queste canne è una vera propria arte, richiede tempi di lavorazione lunghi e una abilità manuale non indiferente. Lo stesso bamboo deve possedere particolari requisiti di età,stagionatura, luogo di coltura eccetera eccetera. Queste canne necessitano di una manutenzione accurata e, in ogni caso, con l'uso tendono a sfibrarsi irrimediabilmente.
Viceversa le canne in carbonio, pur necessitando di una tecnologia avanzata per la produzione prima, non richiedono procedure particolarmente complesse per la loro produzione. E anche la loro manutenzione è minima. Sono inalterabili con l'uso e, se non subiscono incidenti traumatici come urti violenti, schiacciamenti o anche cose simili, sono pressochè indistruttibili.
Una canna da mosca veniva in gran parte relizzata in due pezzi ma attualmente vengono costruite in tre, quattro o addirittura in cinque o sei pezzi per la comodità di trasporto.
L'elemento base della canna da mosca e detto "calcio" e comprende l'impugnatura e il portamulinello. Quest'ultimo è sempre situato all'estremità inferiore del calcio e, quindi, dell'impugnatura stessa.
Sull'elemento base si innestano gli altri pezzi che generalmente, nelle canne a due elementi, sono di misura uguale al precedente, così pure per le cannne a più elementi. Vi possono essere alcuni modelli in cui il vettino è più lungo del calcio e questo per ottenere azioni particolari. I diversi elementi sono uniti fra loro con vari sistemi. Nelle canne in grafite si hanno due tipi di innesti fondamentali, uno detto "spigot" e un altro detto a "cappuccio". Nelle canne realizzate invece in bamboo esagonale, le ghiere di innesto sono metalliche(bronzo o nikel-argento) del tipo maschio - femmina.
La lunghezza delle canne, se si escludono quelle impiegate per la pesca al salmone utilizzabili a due mani, che raggiungono anche lunghezze di sedici piedi(4,80 m.), variano da 1,80, sei piedi a 3 m., dieci piedi , eccezzionalmente anche 3, 30 m., undici piedi. Tutte queste canne si impugnano e si manovarano con una sola mano. Sulla canna sono montati glio anelli in numero variabile a seconda della lunghezza. Questi anelli che comprendono un anello di partenza, varie sepentine e un puntale, devone essere in numero sufficiente e ben distribuiti, in modo che la coda possa scorrere agevolmente senza eccessivo atrito. Devono essere realizzati in acciaio temperato e cromati in modo da non usurarsi con il continuo scorrere della coda.
Sul calcio della canna è montata un'impugnatura, realizzarta in sughero, alla cui estremità inferiore è collegato il portamulinello che può essere del tipo con ghiera a vite o, più semplicemente, ad anello scorrevole.
Vi sono varie forme di impugnature: a sigaro, mezzo sigaro, conica e cilindrica, la scelta è soltanto un problema di preferenza individuale.
A parer mio l'impugnatura cilindrica è più adatta per impugnare la canna con il pollice e quella conica serve meglio impugnare la canna con l'indice. Inoltre, mentre l'impugnatura conica meglio si addice alle canne leggere o di limitata lunghezza, l'impugnatura cilindrica è meglio indicata per canne pesanti e di lunghezza maggiore.
Tutte le canne da mosca sono costruite secondo due variabili fondamentali: l'azione e la potenza.
Definire l'azione di una canna in modo netto non è affatto facile, anche perchè molti attrezzi moderni hanno livelli di progettazione intermedi tra quelle che definiremo le due azioni moderne fondamentali: quella di punta e quella parabolica. Un tempo esisteva anche l'azione "di pancia", all'inglese, ma tale azione ha cessato ormai di esistere con l'avvento di materiali di costruzione con massa minore e maggiore rapidità.
Si definisce di punta una canna che ha un fusto(parte inferiore) piuttosto rigido e un vettino leggermente più morbido. Tenendo presente che l'azione può essere variata in progettazione, spostando più o meno il alto sul vettino la parte maggiore flessibilità, il vantaggio di una canna così concepita è rappresentato da una grande sensibilità di vetta che agevola largamente il lancio a corta distanza.
La progettazione parabolica comporta, rispetto a quella di punta, parità di livello di curva, un fusto più morbido e un vettino più rigido. Attualmente, pero, le maggiori case costruttrici sono orientate a costruire attrezzi che rappresentano un compromesso fra queste due soluzioni, con conseguenti risultati intermedi: tedenzialmente paraboliche oppure tedenzialmente di punta.
La tecnica di lancio moderna presuppone le canne ad azione parabolica progressiva. Questo tipo di azione consente di eseguire lanci con grande rapidità e si adatta alla maggior parte dei pescatori.
La potenza rappresenta la possibilità che una canna ha di lanciare un certo peso, costituito in questo caso dalla coda di topo. Pertanto, ogni canna da mosca che si rispetti reca stampigliato sul calcio, oltre il nome della ditta produttrice, la lunghezza in piedi e il numero di coda (o code) per cui è stata progettata, per cui si può definire potente una canna in grado di lanciare bene code pesanti, mentre tale non potrà essere una realizzata per code leggere.
La rapidità è invece la velocità di ritorno di una canna dopo aver subito una deformazione elastica; più veloce sarà il ritorno, maggiore sarà la sua rapidità.
Azione e potenza di una canna non sono variabili dipendenti fra loro, infatti si possono avere canne della stessa potenza ma di differente azione.
Scelta della canna.
Le canne corte, diciamo sino a 8 piedi, sono consigliabili per chi frequenta ambienti di pesca ristretti, dove è necessario un lancio agile, corto e preciso oppure in ambienti ampi che richiedono agilita di manovra per le frequenti e svariate modulazioni di lancio come nel caso della tecnica di pesca con la mosca secca. Inoltre la canna corta può ottenere rapidità anche con livelli di rigidità non troppo elevati, è quindi la più adatta per lanciare code molto leggere in situazioni di pesca che richiedono pose delicate e silenziose.
La canna più lunga favorisce, invece, il raggiungimento di notevole distanze laddove si ricerchi un lancio più di massa che di velocità. Un simile attrezzo, quando si adopera la sommersa, agevola il pescatore nel controllo di lenza-artificiale e può essere utile per evitare il dragaggio.
Se si pesca in ambienti ristretti, oppure a secca, e meglio dare la preferenza a canne intorno ai sette piedi e mezzo-otto, mentre se si pesca a ninfa o a sommersa si può salire anche ad attrezzi sugli otto e mezzo-dieci piedi. Tenendo conto di queste indicazioni ogni pescatore adotterà poi la canna più adatta alle proprie esigenze di pesca.
Un discorso a parte per le canne riducibili:
Ideate nel 1978 dal nostro conregionale Francesco Palù, rappresentano un prodotto prestigioso,
la felice idea di un sistema di riducibilità brevettato, ha offerto la possibilità di racchiudere più misure in una sola canna, consentendo di ridurre canne di m. 4.80 anche a soli m. 1.60.
Sviluppate in cinque diverse azioni n°1 dolce - n° 2 media - n°3 rigida - n°4 omogenea - n° 5 super rigida, consentono di affrontare qualsiasi azione di pesca.
Il sistema di riducibilità, consente di regolare la lunghezza della canna, per adattarla alle singole azioni di pesca.
La naturale evoluzione delle teleregolabili portò dopo qualche tempo alla nascita della Polivalente, sempre in 5 azioni. Una sbalorditiva macchina per lanciare dalle molteplici misure, utilizzabile sia ad una che a due mani, portante indifferentemente code dalla 2 alla 8.
Pratiche e comode, quattro i fattori rilevanti: danno la concreta possibilità di realizzare tutte le tecniche di lancio, sia classiche che moderne, con l'impiego delle misure corte (m. 2.00 - 2.40 - 2.80 - 3.20) facilitano e semplificano le tecniche stesse con l'uso delle misure lunghe (m. 3.60 - 4.00 - 4.40 - 4.80) che, impiegate a due mani, permettono inoltre l'esecuzione di una tecnica fuori del comune, di altissima spettacolarità, consentendo lanci anche di 40 - 44 m. e più, con un solo movimento.
Consentono di pescare dalla riva, eliminando così il disturbo provocato dai movimenti in acqua,
sono uno strumento di elevata duttilità di impiego e di enorme praticità anche in viaggio.
Chi le impiega da anni, le considera insostituibili e poi la gran trovata del manico in pelle che la rende unica nel suo genere.
La mia una mini da m.3,20 la considero l'ammiraglia della mia flotta di canne.

sabato 25 luglio 2009

La coda di topo













Stranamente, per la maggior parte dei pescatori la scelta di un'attrezzatura per la pesca a mosca non incomincia, come ci si potrebbe immaginare, con la canna da pesca, ma con la coda di topo o, per meglio dire, con la scelta del suo peso. Diversamente dalle altre tecniche di pesca, l'esca, in questo caso, non ha peso sufficente per piegare la canna, caricarla e, quindi, passando per la posizione originaria, catapultare lontano. L'unica cosa in grado di essere lanciata a una certa distanza è la coda di topo, ed è essenziale che questa sia in grado di far caricare al massimo la canna per poterla poi scaricare durante il lancio. Di conseguenza, non si può scegliere una canna fino a quando non si conosce il peso della coda di topo che si vuole usare, e ciò in funzione del luogo di pesca e, almeno in parte, delle preferenze personali.
La buffa traduzione italiana, "coda di topo", dall' inglese flyline, deriva dal suo profilo. Tale profilo, parzialmente conico, è il motivo per cui questa lenza è stata associata, con molta fantasia in verità, alla coda di topo.
Fino ad alcuni anni or sono, le code di topo erano generalmente costruite con seta trecciata ed appesantita, impermealizzata all'olio di lino ad alta pressione. Oggi giorno questo procedimento è stato quasi del tutto abbandonato, in commercio ci sono code di questo tipo, fatte da appassionati di cui uno è un nostro connazionale di Roma: Terenzio Zandri(htppt://www.terenziosilklines.com). Ho una sua coda inbobbinata nel mulinello di legno in radica di Dallari che uso raramente, almeno una volta all'anno, con la mia canna in bamboo refendù, insomma, sono " cosette" da sborroni che fa piacere metterle in vetrina ognitanto.
Le code moderne strutturalmente sono costituite da un'anima interna in filato tubolare di nylon trecciato tipo"dacron" e da un rivestimento esterno in materiale sintetico di varia natura in relazione al fatto che si tratti di una coda galleggiante oppure affondante, sono il risultato di decenni di esperimenti e di ricerche. Devono poter essere lanciate molto bene, fendere l'aria innalzarsi senza problemi e, grazie alla loro superfice liscia, avere una buona proiezione. Le code vengono costantemente migliorate e nello stesso tempo in cui vengono create le code adatte a tutti gli usi, sono nate molte code per impieghi particolari, che rendono possibile al pescatore attrezzarsi per qualsiasi tipo di pesca.
Tutti i fabbricanti hanno adottato un sistema di standartizzazione delle code di topo messo a punto dall'American Fishing Tackle Manufacturers Association (AFTMA). La numerazione AFTMA ,da #1 a #15 , non tiene conto del diametro della coda ma solamente del peso dei primi 30 piedi (9,14 m.), che sono in media quelli che normalmente agiscono fuori canna in azione di pesca. Le code fino al numero #3 sono molto leggere e si possono usare per le esche più piccole in giorni privi di vento. Dal numero #4 al #6 coprono la maggior parte delle necessità sia per la pesca con la mosca secca che per quella sommersa, anche se ultimamente va di moda per la sommersa la coda numero#3 . Per la pesca con lo stramer una coda più pesante che permette un lancio perfetto anche con mosche grosse. Mentre per le code dal #10 al #15 sono destinate a salmoni e grossi pesci di mare.
Le code di topo possono essere galleggianti, affondanti o con la punta affondante.
La prima o le prime lettere delle norme AFTM classificano la coda di topo come:
uniforme-(level=L)
doppio fuso-(double taper= DT)
peso decentrato in avanti-(weigth-forward= WF)
spezzone di coda da lancio(shooting-head o shooting-taper= SH).
Per la pesca con la mosca secca e sommersa, ma anche per la ninfa, si usano code galleggianti (F= floating), nelle acqua poco profonde. Nelle acque più profonde si impiegano code con la punta affondante (F/S = floating/sinking) o code esclusivamente affondanti(S = sinking).
Le code F/S e S rientrano in diverse classi di affondamento: quelle ad affondamento lento sono adatte solo per le acque ferme. Più forte è la corrente e più veloce deve essere l'affondamento della coda.
IDENTIFICAZIONE DELLE CODE DI TOPO
Esempi:
L-6-F(level - n.°6 - floating) coda uniforme(level), del n.°6(peso dei primi 9 m.)galleggiante.
DT -5-S (double taper - n.°5 - sinking) coda doppio fuso, del 5 affondante
WF -6 -F (weight foward -n.°6 floating) coda decentrata, del 6 galleggiante
ST - 10-F (shooting taper - n.°10 - floating) spezzone di coda, del 10 galleggiante.
Altre terminologie:
SLOW SINKING = coda di topo ad affondamento lento
FAST SINKING = coda di topo ad affondamento veloce
EXTRA FAST SINKING = coda di topo ad affondamento rapido
HI-D-SPEED = coda di topo ad affondamento rapidissimo
WET-TIP = coda di topo galleggiante con i primi 3 m. di punta affondanti velocemente
WET-TIP HI-D = coda di topo galleggiante con i primi 3 m. affondanti molto rapidamente

venerdì 24 luglio 2009

Attrezzatura base


Il passo più difficile(ma anche il più piacevole) da compiere per entrare nel mondo della pesca a mosca riguarda la scelta dell'attrezzatura. I componenti di base sono: la canna, il mulinello, la coda di topo, i finali, e le mosche.
Altri accessori possono essere più o meno indispensabili: il gilet da pesca, le scatole portamosche, il distributore di nylon, il tagliafilo, lo spillo, le pinzette schiaccia ardiglione, gli addittivi per il galleggiamento delle mosche, lo stendifinali, il guadino, gli stivali eccetera eccetera...........
Molto più importante di ciascun singolo componente, tuttavia, è il rapporto che li lega uno all'altro.Componenti omogenei, che lavorano in modo piacevole ed efficente, costituiscono un insieme "bilanciato", condizione indispensabile nella pesca a mosca.
L'equilibrio tra i vari componenti, tuttavia, non è sufficente. Per quanto bilanciata possa essere una attrezzatura per la pesca del tarpon( pesce che vive lungo le coste della Florida e nel mare delle Antille, ricercatissimo dagli appassionati pesca a mosca, la sua lunghezza può raggiungere i due metri per il peso di un centinaio di chili), non sarà affatto indicata per un uso costante su piccoli corsi d'acqua, così come una leggera attrezzatura per la pesca nei torrenti, non sarà certamente l'ideale per andare in cerca di silver salmon in Alaska.
Questo è il punto di partenza per la scelta dell'attrezzatura: il tipo di pesca che s'intende praticare in prevalenza.

martedì 21 luglio 2009

La pesca a mosca in poche parole













La pesca a mosca è il massimo dei piaceri! Un piacere, una gioia che non conosce le barriere dovute all'età, alle condizioni sociali ed economiche.
Cosa dire di questa tecnica, molto simplicemente che la pesca a mosca comprende così tanti e diversi argomenti che per conoscerli tutti veramente a fondo ci vuole una vita intera.
Per riuscire bene nella pesca a mosca bisogna spaziare in tutti i campi che compongono questa disciplina: lo studio degli insetti, di cui si cibano i pesci(entomologia), il lancio e la costruzione dell'artificiale, lo studio degli habitat d'acqua dolce(limnologia), tecniche di pesca e infine, ma non per questo meno importanti, la storia e le tradizioni della pesca. Ciascuno di questi argomenti può divenire così complesso da arrivare a essere un hobby per conto proprio.
Il concetto di base di questa pesca è molto semplice e il sistema assai antico. Si è osservato che nelle acque dei fiumi e dei laghi prolifera un'abbondante microfauna, che rappresenta una porzione non trascurabile nella dieta di molti pesci. Una parte di questa microfauna è composta da insetti di varie specie, i quali hanno, anche se in modo diversificato, cicli di vita e di sviluppo misti. Passano, coiè, una parte della loro esistenza allo stadio subaqueo e quindi, per successive trasformazioni, lasciano questo stadio divenendo adatti all'ambiente esterno, a volare liberamente nell'aria. In breve tempo, questi insetti si accoppieranno, deporranno le loro uova sull'acqua e finiranno la loro esistenza concludendo l'intero ciclo vitale.
Dall'osservazione di questi fenonmeni naturali e dal tentativo di imitarli artificialmente ha preso vita la pesca con la mosca artificiale. In pratica si cerca di realizzare su un amo, utilizzando materiali vari come piume , filati, peluria e altro, un'imitazione più verosimile possibile al tipo di insetto, oggetto di predazione da parte del pesce.
Con un'attrezzatura idonea e attraverso una tecnica precisa, questa imitazione dovrà essere depositata sull'acqua, nel luogo in cui il pesce, in quel momento, è attivo. Se l'imitazione sarà quella giusta, e se questa sarà depositata con sufficiente naturalezza, il pesce cadrà nell'inganno e la carpirà. In questo preciso momento il pescatore dovrà alzare la canna e il pesce verrà quindi allamato.
La pesca con la mosca artificiale, a seconda che si decida di insidiare pesci a "galla" o sott'acqua, , impiegando in un caso imitazioni atte a galleggiare sulla superficie e nell'altro imitazioni concepite per affondare sotto di essa, si divide in due branche: pesca a mosca "secca" e pesca con la mosca "sommersa". Sempre riconducibili alla "sommersa" sono da considerare la pesca a "ninfa" e la pesca con lo "streamer".
La specie di pesci che la gran parte dei pescatori a mosca interessa sono senza dubbio, la trota e il temolo. Questi pesci vengono insidiati impiegando generalmente le stesse mosche, in quanto, pur avendo diete diversificate, si cibano in parte o per la quasi totalità, degli stessi insetti che nascono, si sviluppano e muoiono nelle acque da loro popolate.